Quanto conta nascere a Verona, Milano, Bolzano o in una provincia del Sud Italia per le nostre opportunità economiche future? E quanto dipende il nostro successo economico dal reddito della famiglia in cui siamo cresciuti?
Negli ultimi anni, alcuni importanti studi economici hanno cercato di rispondere a queste domande utilizzando dati amministrativi che permettono di collegare i redditi dei genitori a quelli dei figli diventati adulti.
La geografia del sogno americano
Nel 2014, Raj Chetty, Nathaniel Hendren, Patrick Kline ed Emmanuel Saez pubblicano sul Quarterly Journal of Economics uno studio destinato a diventare un riferimento fondamentale nella letteratura sulla mobilità sociale.
Utilizzando i dati fiscali di oltre 40 milioni di figli e dei rispettivi genitori negli Stati Uniti, gli autori mostrano differenze territoriali sorprendenti.
Per un bambino nato in una famiglia appartenente al 20% più povero della popolazione, la probabilità di raggiungere da adulto il 20% più ricco è circa il 4,4% a Charlotte, in North Carolina, ma raggiunge il 12,9% a San Jose, in California.
Le aree con maggiore mobilità sociale tendono inoltre a presentare minore segregazione residenziale, minore disuguaglianza, maggiore capitale sociale e maggiore stabilità familiare.
E in Italia? Le opportunità cambiano da provincia a provincia
Nel 2022, Paolo Acciari, Alberto Polo e Giovanni L. Violante pubblicano sull’American Economic Journal: Applied Economics un lavoro che applica un approccio simile al caso italiano: And Yet It Moves: Intergenerational Mobility in Italy.
Utilizzando dati fiscali amministrativi, gli autori misurano la mobilità intergenerazionale nelle province italiane.
A livello nazionale, circa l’11% dei figli provenienti dal 20% delle famiglie più povere raggiunge il 20% più ricco della distribuzione del reddito.
Ma le differenze territoriali sono enormi: a Bolzano questa probabilità supera il 28%, a Milano è circa il 22%, mentre in alcune province meridionali scende intorno al 6–7%.
Il Nord-Est emerge come una delle aree caratterizzate da maggiore mobilità ascendente.
Lo studio documenta inoltre associazioni tra mobilità e caratteristiche economiche e sociali dei territori, tra cui le condizioni del mercato del lavoro, l’istruzione e il contesto familiare.
Naturalmente, queste correlazioni non dimostrano che trasferirsi in una determinata provincia produca automaticamente migliori opportunità. Su questo aspetto, la ricerca successiva di Chetty e Hendren (2018) ha fornito evidenze causali per gli Stati Uniti, mostrando che l’esposizione durante l’infanzia a contesti territoriali differenti può influenzare significativamente i redditi futuri.
Anche l’istruzione conta
Un altro studio recente, pubblicato da Di Gioacchino, Sabani e Usai (2025) su Social Indicators Research, analizza la mobilità educativa intergenerazionale in Italia.
Gli autori mostrano che l’espansione dell’istruzione ha favorito un aumento della mobilità educativa nel corso del Novecento, ma che questo processo sembra essersi arrestato nelle generazioni più giovani.
Per decenni, l’accesso all’istruzione ha rappresentato uno dei principali strumenti attraverso i quali i figli potevano raggiungere livelli educativi superiori a quelli dei genitori. Il rallentamento di questo processo solleva interrogativi importanti sulle opportunità delle nuove generazioni.
Quanto conta davvero il merito?
Questi risultati non implicano che le capacità individuali, l’impegno e le scelte personali siano irrilevanti.
Ci ricordano però che il merito non si esprime nel vuoto.
Le possibilità di studiare, sviluppare competenze, trovare un buon lavoro e migliorare la propria posizione economica dipendono anche dalle condizioni nelle quali cresciamo.
Questo pone una questione fondamentale per il dibattito sulla meritocrazia.
Siamo abituati a considerare il successo economico come il risultato delle capacità e dell’impegno individuale. Ma quanto possiamo attribuire al merito quando le opportunità di partenza sono così diverse?
Una società che voglia valorizzare il merito dovrebbe preoccuparsi non soltanto di premiare i risultati, ma anche di creare le condizioni affinché tutti possano sviluppare le proprie capacità.
La domanda, quindi, non è soltanto quanto contino le nostre scelte. È anche quanto il luogo in cui cresciamo condizioni le scelte che possiamo effettivamente compiere.
Riferimenti bibliografici
Chetty, R., Hendren, N., Kline, P., & Saez, E. (2014). “Where Is the Land of Opportunity? The Geography of Intergenerational Mobility in the United States.” Quarterly Journal of Economics, 129(4), 1553–1623.
Acciari, P., Polo, A., & Violante, G. L. (2022). “And Yet It Moves: Intergenerational Mobility in Italy.” American Economic Journal: Applied Economics, 14(3), 118–163.
Chetty, R., & Hendren, N. (2018). “The Impacts of Neighborhoods on Intergenerational Mobility I: Childhood Exposure Effects.” Quarterly Journal of Economics, 133(3), 1107–1162.
Di Gioacchino, D., Sabani, L., & Usai, S. (2025). “The Geography of Intergenerational Educational Mobility in Italy: Trends and Socioeconomic Correlates.” Social Indicators Research.