Perché esistono gli interessi? 

Quando chiediamo un prestito, paghiamo un interesse. Quando depositiamo denaro, investiamo in obbligazioni o compriamo un titolo di Stato, riceviamo un interesse. Ma perché il denaro “nel tempo” ha un prezzo?

Una risposta interessante arriva da Eugen von Böhm-Bawerk, uno degli economisti più importanti della scuola austriaca. La sua idea di fondo è semplice: un bene disponibile oggi vale più dello stesso bene disponibile domani. Questo non significa che siamo tutti impazienti o irrazionali. Significa che il tempo conta. Avere 1.000 euro oggi non è la stessa cosa che avere 1.000 euro tra dieci anni. Oggi quei soldi possono essere usati per pagare un’emergenza, ridurre un debito, fare un investimento, comprare formazione, avviare un progetto o semplicemente garantire sicurezza. Se invece quei soldi arriveranno in futuro, nel frattempo rinunciamo a tutte queste possibilità.

L’interesse nasce proprio da questa rinuncia. Chi presta denaro rinuncia alla disponibilità immediata di una risorsa. Chi prende denaro in prestito ottiene invece un vantaggio immediato. Il tasso d’interesse è il prezzo di questo scambio tra presente e futuro. 

Da qui nasce una lezione fondamentale di finanza personale: ogni decisione economica ha una dimensione temporale.Quando usiamo una carta di credito a saldo non pagato, stiamo comprando presente al prezzo di un futuro più costoso. Quando risparmiamo, stiamo rinunciando a un consumo oggi per avere più libertà domani. Quando investiamo, stiamo accettando di immobilizzare risorse nel presente nella speranza di ottenere un rendimento futuro. Quando ci indebitiamo per qualcosa che perde valore rapidamente, stiamo spesso trasferendo ricchezza dal nostro futuro al nostro presente.

Pensiamo all’acquisto di un’auto. Comprare un’auto significa pagare oggi, oppure indebitarsi oggi, per avere la disponibilità immediata di un bene che di solito perde valore nel tempo. Se finanziamo l’acquisto, paghiamo non solo l’auto, ma anche il prezzo del tempo: gli interessi sul prestito. Il confronto con il noleggio a lungo termine rende il problema ancora più chiaro. Comprare può convenire se teniamo l’auto per molti anni, percorriamo molti chilometri, riusciamo a contenere i costi di manutenzione e non cambiamo spesso modello. Il noleggio può invece essere sensato se vogliamo prevedibilità dei costi, servizi inclusi, minori rischi legati alla svalutazione e maggiore flessibilità. Non esiste una risposta valida per tutti. La domanda corretta non è: “È meglio comprare o noleggiare?” La domanda corretta è: “Quanto mi costa, nel tempo, avere questa auto?” Bisogna considerare prezzo di acquisto, interessi sul finanziamento, assicurazione, manutenzione, bollo, svalutazione, costo opportunità del capitale immobilizzato e valore di rivendita. Nel noleggio bisogna invece considerare canone mensile, anticipo, limiti chilometrici, penali, durata del contratto e servizi inclusi. L’auto è un esempio perfetto perché mostra una trappola comune: concentrarsi solo sulla rata mensile. La rata dice quanto paghiamo ogni mese. Non dice quanto paghiamo davvero nel tempo.

Lo stesso ragionamento vale per la casa. Comprare casa significa trasformare una parte importante del reddito e del patrimonio in un bene reale. Può essere una scelta ottima: dà stabilità, protegge dal rischio di aumenti futuri dell’affitto, permette di accumulare patrimonio e può avere valore emotivo e familiare. Ma se l’acquisto è finanziato con un mutuo, anche qui paghiamo il prezzo del tempo attraverso gli interessi. Affittare, al contrario, viene spesso percepito come “buttare soldi”. Ma questa frase è troppo semplice. L’affitto compra flessibilità: la possibilità di cambiare città, lavoro, dimensione della casa o stile di vita senza immobilizzare capitale e senza assumersi tutti i rischi della proprietà. Comprare può convenire se si resta nella stessa casa per molti anni, se il prezzo è ragionevole rispetto al reddito, se il mutuo è sostenibile anche in caso di imprevisti, e se si considerano correttamente tasse, manutenzione, spese condominiali, ristrutturazioni e costi di transazione. Affittare può convenire se si ha bisogno di mobilità, se i prezzi delle case sono molto alti rispetto agli affitti, se si vuole investire altrove il capitale che sarebbe servito per anticipo, notaio, agenzia e ristrutturazioni, o se non si vuole concentrare troppa ricchezza in un solo bene illiquido. Anche qui, la domanda giusta non è: “Meglio comprare o affittare?” La domanda giusta è: “Quale scelta mi lascia in una posizione migliore tra dieci, venti o trent’anni?” Comprare casa non è automaticamente un investimento. Affittare non è automaticamente uno spreco. Dipende dai numeri, dall’orizzonte temporale, dai tassi d’interesse, dalla stabilità del reddito, dalla crescita attesa del valore dell’immobile e dalle alternative disponibili per investire il capitale.

Böhm-Bawerk ci aiuta a capire che il tasso d’interesse non è solo un numero deciso da banche e mercati. È anche una misura del rapporto tra oggi e domani. Per questo nella finanza personale bisogna distinguere tra debito buono e debito cattivo. Un debito può essere sostenibile se finanzia qualcosa che aumenta la nostra capacità futura: istruzione, competenze, casa, impresa, strumenti di lavoro. In questo caso il costo dell’interesse può essere compensato da un beneficio futuro. Un debito è invece pericoloso quando serve solo ad anticipare consumi che non generano alcun valore nel tempo. Vacanze, tecnologia, vestiti, piccoli acquisti ricorrenti finanziati a rate possono sembrare gestibili, ma se accumulati trasformano il futuro in una lunga lista di pagamenti obbligati.

Lo stesso ragionamento vale per il risparmio. Risparmiare non significa semplicemente “non spendere”. Significa acquistare opzioni future. Un fondo di emergenza, per esempio, non produce necessariamente un grande rendimento, ma produce libertà. Permette di affrontare imprevisti senza ricorrere a debiti costosi. Investire, invece, significa accettare una rinuncia più lunga. Non consumo oggi perché voglio costruire un capitale domani. Qui entra in gioco un altro elemento fondamentale: il rendimento composto. Nel tempo, anche piccoli importi possono crescere molto se vengono investiti con costanza e lasciati maturare. Ma il rendimento composto funziona bene solo se gli lasciamo tempo. Chi inizia presto ha un vantaggio enorme, non perché sia più bravo, ma perché il tempo lavora a suo favore.

Il tasso d’interesse, quindi, può essere un alleato o un nemico. È un nemico quando lo paghiamo su debiti costosi, soprattutto se quei debiti finanziano consumi immediati. È un alleato quando lo incassiamo attraverso risparmio, investimenti e capitale accumulato.

La domanda pratica da porsi non è solo: “Posso permettermelo oggi?” La domanda migliore è: “Che effetto avrà questa decisione sul mio futuro?” Questa è forse la lezione più importante: la finanza personale non riguarda soltanto il denaro. Riguarda il tempo. Gestire bene il denaro significa gestire il rapporto tra il nostro io presente e il nostro io futuro. Ogni euro speso, risparmiato, preso in prestito o investito è una scelta tra oggi e domani.

Böhm-Bawerk avrebbe detto che i beni presenti hanno un valore particolare perché sono disponibili subito. Ma proprio per questo dobbiamo usarli con attenzione. Il presente è prezioso, ma anche il futuro lo è. Una buona educazione finanziaria comincia da qui: capire che il tempo ha un prezzo, e che quel prezzo può lavorare contro di noi o per noi.

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