Mercati volatili

Quando i mercati scendono, viene spontaneo controllare più spesso come stanno andando i propri investimenti. Si apre l’app della banca, si legge qualche commento, si torna a guardare dopo un’ora. È comprensibile: quando qualcosa ci preoccupa, cerchiamo informazioni per capire che cosa sta succedendo e decidere come comportarci.

Le forti oscillazioni dei titoli legati all’intelligenza artificiale, seguite dal rimbalzo di Wall Street del 6 novembre, offrono un esempio di quanto rapidamente possano cambiare le notizie e il clima sui mercati. Per chi segue ogni movimento, è facile passare dalla preoccupazione al sollievo nel giro di una seduta.

Siamo abituati a pensare che prestare attenzione sia una buona cosa, soprattutto quando sono in gioco i nostri risparmi. Avere più informazioni dovrebbe aiutarci a prendere decisioni migliori. Eppure, la ricerca in economia comportamentale suggerisce che non sempre è così. La frequenza con cui controlliamo i nostri investimenti può influenzare il modo in cui percepiamo il rischio e, di conseguenza, le nostre decisioni.

Le perdite tendono a pesarci più di quanto ci facciano piacere guadagni dello stesso importo. Se a questa sensibilità aggiungiamo l’abitudine di valutare continuamente gli investimenti, otteniamo quella che gli economisti Shlomo Benartzi e Richard Thaler hanno chiamato “avversione miope alle perdite” (myopic loss aversion). Possiamo avere un obiettivo a vent’anni e, allo stesso tempo, giudicare le nostre scelte sulla base di quello che è successo nelle ultime ventiquattr’ore.

Nel loro articolo del 1995, pubblicato sul Quarterly Journal of Economics, Benartzi e Thaler mostrano come la combinazione tra avversione alle perdite e valutazioni frequenti possa contribuire a spiegare perché gli investitori richiedano un premio elevato per detenere azioni anziché attività meno rischiose.

Il punto è che la frequenza dei controlli può cambiare il modo in cui viviamo lo stesso investimento. Guardando ogni giorno, valutiamo separatamente tante piccole variazioni, comprese quelle negative. Guardando su un periodo più lungo, ne osserviamo il risultato complessivo. Il rischio dell’investimento rimane, ma cambia il modo in cui lo percepiamo.

Questo meccanismo è stato studiato anche sperimentalmente. In un articolo pubblicato nel 2005 sul Journal of Finance, Michael Haigh e John List hanno coinvolto 54 persone provenienti dal Chicago Board of Trade e 64 studenti. Alcuni partecipanti decidevano quanto investire in una lotteria e ne osservavano l’esito a ogni turno; altri prendevano la decisione per tre turni consecutivi e ricevevano il risultato aggregato.

Con feedback meno frequente, i trader investivano in media circa il 74% della dotazione disponibile, contro il 46% di chi riceveva un aggiornamento a ogni turno. Anche tra gli studenti emergeva una differenza, ma più contenuta. Il risultato interessante era proprio questo: il comportamento coerente con l’avversione miope alle perdite risultava più marcato tra i professionisti. L’esperienza dei mercati, in quel contesto, non bastava a eliminarlo.

Naturalmente, da questi risultati a stabilire ogni quanto dovremmo controllare i nostri risparmi c’è un passaggio ulteriore. Nell’esperimento cambiavano sia la frequenza delle informazioni sia la possibilità di modificare le decisioni. Lo studio non dimostra che esista un intervallo ottimale per controllare il portafoglio o che guardare meno garantisca rendimenti migliori.

La ricerca suggerisce però una riflessione utile: possiamo decidere in anticipo quando e perché rivedere le nostre scelte, anziché lasciare che sia l’andamento quotidiano dei mercati a dettare i tempi. Un cambiamento nel lavoro, una spesa imprevista o un nuovo obiettivo possono essere buone ragioni per farlo. Un titolo allarmante letto sul telefono può suscitare la stessa urgenza, anche quando non ci aiuta a prendere una decisione utile.

Prima di aprire ancora una volta l’app, possiamo allora chiederci che cosa stiamo cercando e che cosa potremmo fare con quell’informazione. A volte avremo una risposta precisa. Altre volte ci accorgeremo che stiamo soltanto cercando di sentirci più tranquilli.

Per chi investe con un orizzonte lungo, anche il modo di seguire gli investimenti dovrebbe tenere conto di quell’orizzonte. Decidere quando fare il punto è parte della scelta, soprattutto nei giorni in cui ogni notizia sembra richiedere una reazione immediata.

Leave a Reply