Bertrand Russell sull’Economia

Bertrand Russell fu forse l’ultimo grande filosofo a prendere davvero sul serio l’economia.

È questa la tesi da cui parte J. E. King nel suo articolo “Bertrand Russell on Economics, 1889–1918”.
Link: https://mulpress.mcmaster.ca/russelljournal/article/download/2070/2095/2413

Russell non fu un economista sistematico. Non costruì modelli, non fondò una scuola, non dedicò all’economia la parte centrale del suo lavoro. Eppure, nei momenti cruciali della sua vita intellettuale, tornò più volte su questioni economiche: socialismo, libero scambio, capitalismo, guerra, proprietà, lavoro, libertà.

Il punto interessante è che Russell si avvicinava all’economia sempre per ragioni politiche e morali.

Da giovane studiò Marx e la socialdemocrazia tedesca, criticando la teoria del valore-lavoro e il determinismo storico, ma riconoscendo la forza della critica socialista al capitalismo. Più tardi difese il libero scambio non solo come scelta economicamente efficiente, ma come strumento di pace contro nazionalismo, protezionismo e imperialismo.

La svolta più profonda arrivò con la Prima guerra mondiale. Russell vide nel capitalismo non solo un sistema di produzione, ma una struttura che alimentava impulsi possessivi: competizione, dominio, accumulazione, rivalità nazionale. Contro questo modello, propose una società capace di favorire impulsi creativi: conoscenza, arte, cooperazione, libertà, sviluppo individuale.

Da qui il suo interesse per il Guild Socialism, una forma di socialismo libertario fondata sull’autogoverno dei lavoratori, e persino per una forma anticipatrice di reddito di base: un reddito minimo garantito a tutti, pensato per liberare le persone dalla costrizione economica assoluta e lasciare spazio alla creatività.

La parte più attuale dell’articolo è forse questa: Russell aveva intuito che l’economia dominante guardava troppo ai beni appropriabili, misurabili, scambiabili, e troppo poco ai beni condivisi: conoscenza, fiducia, libertà, relazioni, cultura, tempo.

In altre parole, il problema non è solo quanto produciamo o consumiamo. È che tipo di esseri umani le nostre istituzioni economiche incoraggiano a diventare.

King conclude che Russell non portò fino in fondo questa critica. Lesse meno di quanto avrebbe potuto, non sviluppò una teoria economica completa, e il suo socialismo rimase in parte indeterminato.

Ma proprio questa incompiutezza rende il suo contributo interessante: Russell ci ricorda che l’economia non è mai solo tecnica. È sempre anche una teoria della vita buona, della libertà e delle istituzioni che rendono possibile — o impossibile — lo sviluppo umano.

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