Questa immagine sotto propone un’idea di strategia sorprendentemente semplice: la strategia non è un piano complicato, ma un ponte chiaro tra il presente e un futuro desiderato.

Tutto parte dal “current”, da dove siamo oggi, e arriva al “future”, dove vogliamo arrivare. In mezzo non c’è una lista infinita di iniziative, ma poche scelte chiave. La strategia serve esattamente a questo: decidere cosa conta davvero.
Il primo passo è il perché del cambiamento. Prima ancora di parlare di obiettivi o soluzioni, bisogna saper incorniciare il problema e la sua urgenza. Qual è il vero nodo, non il sintomo? Cosa succede se non cambiamo nulla? Una buona strategia nasce quando il bisogno di cambiare è chiaro, condiviso e difficile da ignorare.
Il secondo passo è chiarire cosa significa vincere. Il futuro non è una direzione vaga, ma un’ambizione precisa: un risultato concreto, misurabile, con un orizzonte temporale chiaro. È la “north star”, l’esito attorno a cui le persone possono allinearsi. Senza questa chiarezza, ogni sforzo rischia di disperdersi.
Solo a questo punto entra in gioco il come. La strategia non è fare tutto, ma scegliere poche “big boulder choices”: 3–5 decisioni forti che definiscono il percorso verso l’obiettivo. Devono essere scelte diverse da ciò che si è fatto finora, sufficientemente focalizzate da guidare l’allocazione di tempo, persone e risorse. Qui la strategia diventa concreta.
Il messaggio di fondo è potente: la strategia non è complessità, è sottrazione. È dire no a molte cose per poter dire sì a quelle che contano davvero. È rendere esplicito il perché, il cosa e il come, in quest’ordine. Quando questi tre elementi sono allineati, la strategia smette di essere un documento e diventa una storia chiara che orienta le decisioni quotidiane.