Sei Davvero Razionale?

Human (i)rationality: Debate between Prof. Dan Ariely and Prof. Shachar Kariv

Le nostre decisioni sono veramente razionali? È una domanda che ci poniamo tutti, ma che raramente trova una risposta chiara. Per esplorare questo dilemma, immergiamoci in un affascinante dibattito tra due giganti del pensiero: il professor Dan Ariely, pioniere dell’economia comportamentale e sostenitore dell’irrazionalità umana, e il professor Shachar Kariv, un economista di Berkeley e strenuo difensore della razionalità economica.

Ciò che rende questo scontro intellettuale così avvincente non è l’ostilità, ma la profonda amicizia che lega i due. Anni fa, Ariely cercò di assumere Kariv al MIT, ma l’offerta sfumò per un motivo quasi comico: il MIT perse un sacco di soldi in borsa e la posizione fu cancellata. Nonostante ciò, i due decisero di trascorrere un anno sabbatico insieme a Princeton. Poiché Kariv, allora un giovane professore, non poteva permetterselo, Ariely arrivò al punto di ritirare il proprio stipendio a favore dell’amico, pur di poter lavorare e discutere con lui. Questa storia rivela la natura del loro rapporto: un profondo rispetto reciproco che alimenta un disaccordo intellettuale ancora più profondo. Come ha scritto Ariely in una email prima del loro dibattito:

Certo, Shachar è una persona molto interessante e intelligente, anche se fuori strada.

Questo articolo distilla i cinque punti più sorprendenti e significativi emersi dal loro confronto, offrendo una visione chiara delle forze che guidano le nostre scelte quotidiane.

Il Paradosso della Guida: Siamo Piloti Esperti o Manichini Pericolosi?

L’atto quotidiano di guidare un’auto è diventato un campo di battaglia centrale nel dibattito, e il disaccordo si riduce a una domanda fondamentale: per giudicare la nostra razionalità, dobbiamo guardare al risultato finale o al processo imperfetto che lo rende possibile?

Per Shachar Kariv, la prova sta nel risultato. Sostiene che gli esseri umani sono piloti incredibilmente bravi e razionali. A riprova, cita il numero sorprendentemente basso di incidenti per chilometro percorso. Se fossimo davvero così irrazionali, le strade sarebbero un caos. Per Kariv, il fatto che la stragrande maggioranza dei viaggi si concluda in sicurezza è la prova della nostra razionalità di fondo.

Ma per Dan Ariely, concentrarsi solo sul risultato ignora il processo imperfetto. Ribatte che la guida è l’esempio perfetto della nostra irrazionalità, sottolineando come gli ingegneri stradali progettino ogni aspetto delle autostrade—la larghezza delle corsie, gli angoli delle curve, i materiali utilizzati e persino il rumore prodotto dall’asfalto—specificamente per compensare i nostri errori e le nostre tendenze irrazionali.

Il punto più scioccante di Ariely è questo: in alcuni stati degli Stati Uniti, le leggi che vietano di scrivere messaggi mentre si guida hanno portato a un aumento degli incidenti. Perché? Perché le persone, per non essere viste, nascondono il telefono sotto il volante, rendendo l’atto di scrivere ancora più pericoloso. Questo singolo esempio cattura perfettamente il nucleo del disaccordo: il successo di un viaggio sicuro è merito della nostra razionalità intrinseca o è il prodotto di un sistema di regole e trucchi ingegneristici progettato per proteggerci da noi stessi?

Il Pericolo di una Teoria “Perfetta”: Quando la Scienza Rischia di Diventare Fede

Una teoria è scientifica solo se può essere smentita dalle prove. Questo principio, noto come “falsificabilità”, è al centro della critica di Ariely, secondo cui la teoria economica tradizionale rischia di diventare un atto di fede.

Ariely sostiene che il modello dell’uomo perfettamente razionale è quasi impossibile da falsificare. Quando emergono prove di comportamenti palesemente irrazionali (come scrivere messaggi mentre si guida), la teoria non crolla. Invece, i suoi difensori possono sempre spiegare l’anomalia sostenendo che esistono preferenze nascoste, vincoli non considerati o lacune informative che non abbiamo ancora misurato. Invece di mettere in discussione il dogma centrale—la razionalità—la teoria si adatta per difendere se stessa, diventando una credenza inscalfibile.

Ariely racconta come questa ammissione sia emersa durante un dibattito acceso, dopo un suo attacco “leggermente ostile” alla teoria dominante. La tensione portò un altro economista di spicco a chiedere cosa stessero realmente “vendendo” al mondo. Fu allora che un collega confessò apertamente:

Sappiamo tutti che la teoria della piena razionalità non è corretta… la usiamo solo come uno strumento comodo, ma non ci crediamo veramente.

Al contrario, l’economia comportamentale, secondo Ariely, è puramente empirica e “guidata dai dati”. Non parte da una teoria unificata, ma accetta i dati per quello che sono. Questo solleva una domanda fondamentale: l’economia standard è sempre una scienza, o a volte assomiglia più a un sistema di credenze che cerca dati solo per confermare le proprie ipotesi?

Come un Cartello Può Trasformarti in un Ladro (o in un Contribuente Onesto)

Una delle lezioni più pratiche dell’economia comportamentale è la comprensione delle forze invisibili che modellano le nostre azioni.

Dan Ariely racconta la storia avvincente della Foresta Pietrificata in Arizona. Per scoraggiare i visitatori dal rubare pezzi di legno pietrificato, i gestori del parco avevano affisso un cartello che diceva: “Ogni anno, 14.000 libbre di foresta pietrificata vengono portate a casa dalle persone”. Il risultato fu un disastro. Invece di scoraggiare il furto, il cartello lo normalizzava, inviando il messaggio: “Lo fanno tutti, quindi perché non dovrei farlo anch’io?”.

Questo fallimento è in netto contrasto con un esperimento di successo condotto dal governo britannico. Per incoraggiare il pagamento delle tasse, hanno inviato ai cittadini una lettera che affermava semplicemente: “Nove persone su dieci nel tuo quartiere hanno già pagato le tasse”. Questa semplice informazione ha aumentato il tasso di pagamento del 15%.

La lezione fondamentale è chiara: il nostro comportamento è pesantemente influenzato dalla “prova sociale” e da ciò che percepiamo come la norma. Questa è una sfumatura potente del comportamento umano che un modello puramente razionale spesso ignora, ma che ha applicazioni pratiche immediate e di grande impatto.

L’Economista come “Terapeuta”: Un Aiuto Utile o una China Pericolosa?

Un’area di profondo disaccordo etico riguarda il “paternalismo leggero”—l’idea di progettare sistemi per “spingere” delicatamente le persone verso decisioni migliori, come posizionare il cibo sano all’inizio della mensa.

Shachar Kariv lancia un forte avvertimento contro questa tendenza, definendola una “china molto pericolosa”. La sua preoccupazione si fonda su quello che in economia viene chiamato il “problema dell’identificazione”: è quasi impossibile sapere con certezza perché una persona fa una scelta. È irrazionalità pura, o la sua decisione deriva da informazioni diverse, credenze personali o vincoli che noi non vediamo? Secondo Kariv, il pericolo è che gli economisti comportamentali, agendo come “terapeuti”, facciano una diagnosi sbagliata—scambiando una preferenza legittima per un errore di razionalità—e finiscano per manipolare le persone con una spinta basata su un presupposto errato.

Dan Ariely concorda sull’importanza della libertà, ma sostiene che in situazioni in cui l’irrazionalità umana può causare “effetti devastanti”, come le crisi finanziarie o il riscaldamento globale, una qualche forma di paternalismo basato sui dati diventa necessaria. Usa l’esempio del riscaldamento globale per illustrare il suo punto: è un problema perfettamente progettato per massimizzare l’apatia umana (gli effetti sono a lungo termine, colpiscono prima gli altri e le azioni individuali sembrano una goccia nell’oceano). Affidarsi alla sola razionalità individuale per risolvere un problema del genere, secondo Ariely, è una ricetta per il disastro.

Questa divergenza espone la profonda questione etica al centro del dibattito: quando l’aiutare le persone a fare scelte migliori supera il limite e diventa una forma di controllo?

Conclusione: La Domanda Che Resta

Il dibattito tra Ariely e Kariv non riguarda solo la psicologia o l’economia; riguarda il modo in cui vediamo noi stessi. È lo scontro tra una teoria elegante e unificata del comportamento umano e la realtà disordinata, complessa e guidata dai dati. L’obiettivo non è dichiarare un vincitore, ma apprezzare la profondità e l’importanza delle domande che sollevano.

Non si tratta di un semplice battibecco accademico; le risposte a queste domande modellano le politiche fiscali che paghiamo, le strategie globali per affrontare il cambiamento climatico e il modo stesso in cui progettiamo le nostre società. Le implicazioni sono reali e profonde.

Quindi, la prossima volta che prenderai una decisione “sbagliata”, chiediti: è stato davvero un errore di razionalità, o semplicemente un’espressione della tua umanità?

Leave a comment